lunedì, 14 settembre 2009

Post del postino

La radio trasmette un motivetto che mi piace tanto e scopro che è Lui

 

Io l'ho vista oggi in Posta. L'impiegata mi spiega perché mi sono fatta un'ora e mezza di coda per ritirare una multa: i postini non suonano più, non cercano più i destinatari a domicilio, li hanno ridotti e hanno zone troppo vaste da coprire. In casella finisce direttamente l'avviso a recarsi in posta centrale. Forse che prima e comunque accanto alle questioni di mutande e di prostate, sia il caso di occuparsi dello smantellamento-smutandamento dell'Italia? 

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categorie: diario, lontano da dove
giovedì, 13 agosto 2009

Quasi Quasi

giudittaSono dimagrita quasi dieci chili, l'emicrania è quasi sparita, il topamax è stato quasi completamente sostituito con l'omeopatico. In questo periodo mio figlio è affascinato dal concetto di quasi e, per la prima volta, scoprendo di non possedere proprio tutte le macchinine della collezione di cars, è quasi felice. I nonni parlano quasi solo della morte. Io, una volta, avevo una quasi nonna che è morta in un modo allucinante, da non augurare ai nostri nemici. La quasi nonna Lisette era la mamma di Emilio; quindi, nonostate gli sforzi tecnico lessicali di mia madre, non era propriamente mia nonna. Cosa che, finché è rimasta in vita, l'argentea e classica milanese vecchietta, già altrimenti pluriequipaggiata di nipoti ha sempre tenuto a sottolineare in maniera talora anche crudelmente originale. Ad esempio, al funerale della madre di mia madre, lei, già vedova, trovò modo, appartata, di commentarmi: "Ecco, vedi, adesso sei rimasta senza nonni". In un pomeriggio d'autunno, la quasi nonna Lisette illustrò la fantomatica postmoderna morte per consunzione. Fu come se a lei ancora in grado di comprendere l'unica cosa che le interessasse, la durata residua della sua vita, le avessero consegnato un timer criptato, una suora muta del tempo di manniana memoria. L'atroce lucidità consisteva più che altro nel non avere alcuna malattia con la quale impiegare quel tempo, sulla quale riferire ai parenti in completa rassegna di congedo, che più numerosi si presentavano più orridamente venivano accolti come inequivocabile presagio. Parenti che non potevano chiedere come o perché, ma che semplicemente chiedevano quando. Alla fine di quel pomeriggio i bambini smisero di far chiasso in cortile e di lì a poco su canale 5 cominciò la ruota della fortuna, ma la quasi nonna Lisette capì che non ne avrebbe visto la fine.
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categorie: diario, womens work
venerdì, 31 ottobre 2008

Aria antica, nuove miserie

romNegli occhi ancora le facce fresche e acute degli studenti che seguono le lezioni in piazza, sotto la pioggia, nella Milano in protesta, esco da una casa calda e amica di bimbi festanti, di un compleanno con i tanti auguri cantati in cinque lingue. L'italiano di tutti, l'inglese di playhouse-disney, il portoghese di Tina e Marianna, il greco di Clio e lo spagnolo di Maya.... questo almeno fino a quando al prossimo ragioniere al potere non tornerà l'illuminazione delle classi per soli stranieri. L'aria del nord già marca la differenza tra il fuori e il dentro, il presagio dell'inverno è nel buio che ti spegne il pomeriggio appena iniziato. Ma nell'aria di Sesto San Giovanni c'è un odore che devo fermarmi a riconoscere. Nella mia memoria olfattiva è il vezzo di un camino in una casa di montagna, dopo il lusso di una giornata sulla neve. "E' legna che brucia!". Sintetizzo. "E' il vento che gira dalla ex aree Falck. Il fuoco dei rom che bruciano i vecchi mobili degli uffici abbandonati". Spiega un papà che lavora nella polizia locale.

004_incendio Notte del 22/01/2006

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mercoledì, 15 ottobre 2008

My hometown

notteMilano di notte fa finta. Fa finta di dormire, perché domani si va a lavorare; fa finta di stare sveglia, perché la metropoli non si spegne mai. Fa finta di essere gentile, al semaforo, con chi chiede informazioni, perché quando non si è in tanti ci si guarda anche in faccia. Fa finta di regalarti il cielo e se lo fa spegnere dai lampioni. Fa finta di agitare tetti e insegne e ti sbatte la porta in faccia se non conosci il digit-code. Soprattutto fa finta di avere un'identità per poterla sbattere in faccia ai gestori cinesi dei bar tabacchi che parlano col congiuntivo. E se non stai attento, fa finta di farti sognare, solo per farti pagare il conto della colazione continentale.

Ti te se' no perché ti vett minga in gir
che per faa la spesa per mi;
perché i ghe voeur mess'ura, e a 'rivà
giò in piazza del Domm i ghe veuren dù tramm...
ma mi, quand'ènn vott ur, torni a cà de bottega;
nascondi la cartèla cunt denter li mee strasc,
me l'lasci la giacchetta come te me dis ti,
camini per Milan: me par de vèss un sciur!
Ti, te se' no: i gh'e tanti otomobil
de tucc i culùr, de tucc i grandesc'
lìè pien de lüs, che el par d'ess a Natal,
e süra, il ciel pien de bigliett de milla...
Che bel ch'el ga de vèss
èss sciuri, cunt la radio
noeuva e, nell'armadio,
la turta per i fieu
che vegn'in cà de scola...
e tuca dag i vizi:
"...per ti un'altra vestina!
A ti te cumpri i scarp!..."
Ti te se' no... ma quest chi l'è on parlà de stüpid:
l'è bún dumaa de tirà ciucch!
Ti te se' no... ma quand mi te caressi
la tua bèla faccetta piscinètta, me par
me par de vèss un sciúr;
un sciúr ch'el gh'ha la radio
noeuva e, nell'armadio,
la torta per i fieu
che vegn'in cà de scola...
e tuca dag i vizi:
"...per ti un'altra vestina!
A ti te cumpri i scarp!..."

Enzo Jannacci, Ti te se' no, 1964

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categorie: diario, la milanese
giovedì, 09 ottobre 2008

Una sola moltitudine

Dopo tre settimane completamente dedicate a mio figlio, accompagnato e sostenuto nell'inserimento alla scuola materna, spero di avere il tempo per ricominciare a essere le altre me che premono in seconda fila. Questa la cantavo quando non sapevo ancora, sulla mia pelle, cosa volesse dire essere mother: una parte del women's work che come cantava Tracy Chapman is never done... soprattutto quando cerchiamo di essere fedeli a noi stesse...

 

Dedicata a me e a Sara B.

..... we do not feel shame....

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categorie: diario, womens work
lunedì, 06 ottobre 2008

Karma e gesso

puzzle

Era, in declinazione milanese, "Calma e gess" e me lo diceva mio zio quando facevamo insieme i puzzle. Questo inizio d'anno mi sembra un puzzle spigoloso da limarsi, per forza, con calma. Calma che, in fondo, è un buon karma, se si riesce a mantenere senza imposizioni falsificanti. Così, giusto per non scoppiare, mi aggancio alla karma katena katartica di Sogni. E' tanto libbberatorio: un trillo al numero segreto, che tutti conosciamo, della nostra privatissima Karma Police e quel tizio che ti guarda storto è già in manette... il tuo orizzonte purificato.

LE CINQUE PERSONE CHE FAREI ARRESTARE DALLA KARMA POLICE:

1) La maestra Anna la biondona fatale della scuola materna di mio figlio, che mi ha strappato il pargolo piangente dalle braccia per due mattine di seguito, condendo la scena straziante con un glaciale "Non si preoccupi, signora, è un bambino, poi gli passa!". Che tutti i 26 (dico 26, anche senza riforma Gelmini) angioletti diabolici della sezione B la seppelliscano di umilianti pernacchie e non riesca più a guardarsi allo specchio al mattino per mettersi i due chili di rossetto. KARMA POLICE!

2) La finto bionda signora del quarto piano (il biondo dev'essere un indice sicuro di karma negativo) che ogni volta che m'incontra strilla saluti e convenevoli e cerca di farmi parlare della mia vita solo per spettegolarne con le altre beghine del palazzo che non hanno un diavolo da fare per tutto il giorno. KARMA POLICE!

3) La farmacista ciellina della farmacia sotto casa (stranamente rossa, ma tinta) che quando compero prodotti per l'infanzia mi attacca un fastidioso bottone su "quanto è buono questo" e "fa bene a usare quello"; se invece prendo l'estroprogestinico orale (pillola anticoncezionale) commenta con un colpevolizzante e sonoro "AH!" che si sente in tutto il negozio. KARMA POLICE!

4) La segretaria di Dipartimento che mi chiama dottoressa solo quando mi deve rifilare un noiosissimo verbale da rifilare al mio capo che poi lo ri-rifila a me che ormai so compilarli bene e faccio più in fretta (e forse questa vale per due). KARMA POLICE!

5) Il direttore della Gazzetta di Sesto che se avvesse più senso dell'umorismo potremmo assumere a NuovaSesto per fare il contro giornale satirico insieme al redattore pelato (povero Zuck!), visto che ormai, più che andare in cerca di notizie, non fa che copiare il nostro timone per dire il contrario di ciò che diciamo noi e accusarci d'essere appiattiti sulla politica dell'amministrazione. KARMA POLICE!

 

 

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mercoledì, 17 settembre 2008

Sex and the University

bicocca 1

Giornata di lavoro solitaria in un ateneo ancora sornione. Pranzo da sola in mensa con l'unica compagnia del crollo delle borse europee e della processanda Amanda Knox, in perverso look acqua e sapone, sulla prima di Repubblica. Quando, spavaldo, uno studente che sfiora i due metri d'altezza e i tre suoi pari colleghi (compagni non si usa più) agganciano il mio tavolo.

Stud. - Lei è un'assistente di tecnica bancaria? Ass. - No, storia della filosofia. Stud. - E dove sta storia della filosofia? Ass. - A scienze della formazione. Stud. - Ah, scienze della formazione! Ci sono un sacco di gnocche lì! Ass. - Ah sì? Non lo sapevo... Stud. - Vuole qualcosa da bere? Ass. - No, grazie, torno dalle gnocc... cioè in studio. Arrivederci. Stud. - Arrivederci.

E nel tempo di risalita dell'ascensore penso che, rivoluzioni dei costumi a parte, veline ministre e professori magnaccia un po' meno a parte, questi studenti hanno imparato qualcosa.  

 

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categorie: diario, dallaltra parte della cattedra
martedì, 16 settembre 2008

Ciao Cesare

ciao cesare

(Settembre 1908 - agosto 1950)

 

 

 

 

 

 

 

In forma pavesiana

 

 

Sorge, squilla e deserta una sera

che chi chiama ad un capo del telefono

non ha la risposta.

 

Alla città che si asciuga il temporale d’estate

sul finire dell’asfalto nei viali

salgono già le montagne.

 

Anche lassù chiamano tanti i telefoni

e a qualcuno si riesce a rispondere,

ma c’è quello che lo sentono i muri

e anche i gatti inquietati non ci sanno far niente.

 

All’ora lieta del pasto,

tornata nel sole,

c’è chi è sceso per strada

a godersi da solo la sera

e ai cani randagi che incrocia da soli

non sa perché trattenersi da offrire la cicca.

 

Dalla piazza si accende la luce ai lampioni

e i ragazzi a trovarsi là sotto

si scrutano gli abiti e riempiono l’aria di nomi, di urla

che non piace più al solitario.

 

Così spegne la sera per quei calmi pensieri

e a incontrarne di facce, se si è soli nei bar,

sovviene il pensiero che siano quelle

che gli altri volevano vedere, cercando ai telefoni.

 

Ma a quest’ora sono tutti fuori a saziare la notte

e poco sa fare uno squillo

che c’è chi sa far più che ascoltare.

(Torino, Caffè Elena, piazza Vittorio, 1993)

 

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categorie: diario
giovedì, 04 settembre 2008

We're all gonna be just...

Il taxista lo aveva salutato con un "va' a da' via i ciapp!". Io invece, forse, ho "rott i ball", ma questo è uno di quei pezzi che valgono tutto un concerto. Me lo autoregalo per il mio compleanno, per sola paranoica bellezza... Dirt in the ground

 

Tom Waits, Dirt in the ground, live in Milan 17/7/2008

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categorie: diario
martedì, 02 settembre 2008

September morning

basilica di san lorenzoMilano è fatta così... "sempre pronta al Natale, quando arriva, passa e ci rimane male", cantava Lucio Dalla. Ma l'ultima moda - resto d'Italia preparati e adeguati - sembra quella di spostare la sorpresa dell'uovo di Pasqua al rientro dei milanesi dalle vacanze estive. Quest'anno il colpo di teatro-marketing, un po' sorpresa, un po' miracolo, è la moltiplicazione dei giganti pubblicitari che coprono monumenti ed edifici storici in lunga attesa di ristrutturazione. Ne sono in arrivo su tutte le mura spagnole che si snodano dalla Porta Romana bella e sulla facciata della parte più antica, la quattrocentesca, della Ca' Granda, nel tempo ospedale tra i vecchi navigli coperti, ora e sempre sede dell'Università Statale. Un po' perché non ne ho voglia, un po' perché faciliterebbe troppo la contromossa, non tiro fuori moraleggianti questioni estetiche. Il gioco è fin troppo chiaro: più le casse comunali sono vuote, più il pannellone è grande, fermo restando il buon fine della città bella e rinovellata. Ma il punto è che del bel gioco, nonostante i trascorsi morattiani alla pubblica istruzione, l'amministrazione meneghina sembra aver dimenticato l'adagio pedagogico del 'dura poco'. Il rettore dell'Università Enrico Decleva si fa scappare tra le righe che i giganti pubblicitari copriranno via Festa del Perdono per i prossimi otto anni. Otto anni! Il tempo, si spera, per le matricole di quest'anno di laurearsi, nella prima e non ultima sessione meneghina di dottori cocacola. Good Luck!
postato da: audelfi alle ore 12:25 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: diario, la milanese